L’AI da qui al 2020 creerà più posti di lavoro di quanti ne farà perdere

Gartner nel report “AI e il futuro del lavoro” delinea i vantaggi delle nuove tecnologie nei vari mercati e gli effetti sulla forza lavoro. L’Intelligenza Artificiale porterà i maggiori frutti in simbiosi con l’expertise umana.

Secondo Gartner, il 2020 sarà un anno “crocevia” per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale, anche in relazione al tema dell’occupazione. Gli esperti ritengono infatti che le situazioni occupazionali toccate dall’innovazione tramite AI saranno diverse a seconda delle industries. Per la PA, la sanità e l’educazione continueranno a far crescere l’occupazione, mentre il manifatturiero sarà toccato in modo più profondo dai primi effetti.

Nel complesso, a partire dal 2020 le professioni collegate all’AI guadagneranno oltre 2 milioni di nuovi posti, fino al 2025. Secondo Svetlana Sicular, RVP di Gartner l’Intelligenza Artificiale, almeno in questa fase, influenzerà l’occupazione come sempre è accaduto nel passato per le innovazioni più importanti, quindi portando un periodo di transizione con perdita di alcune tipologie occupazionali, per poi assistere a una ripresa con la generazione di nuove figure.

Mentre è riconosciuto il fatto che le applicazioni di Intelligenza Artificiale incrementino la produttività, anche eliminando milioni di posti per le figure di medio e basso profilo, secondo Gartner saranno creati milioni di posti di lavoro non solo per nuove posizioni con elevate skills (cosa riconosciuta), ma anche per la generazione di una nuova varietà di posizioni entry-level e low-level.

E forse è questa la vera novità delle previsioni Gartner, in parte in controtendenza rispetto alle proiezioni di altri analisti che richiedono una maggiore attenzione della politica sul tema, come anche il riconoscimento che in futuro necessariamente tutti saremo chiamati a lavorare di meno. Anche sforzandosi di evitare la confusione tra le applicazioni AI e quelle di automazione, siamo più propensi a pensare che sia questo secondo lo scenario cui si va incontro.

Secondo Gartner invece è necessario prendere in considerazione quali siano le figure che andranno scomparendo ma anche quali saranno quelle nuove necessarie a rendere virtuose le applicazioni di Intelligenza Artificiale e come queste cambieranno il modo di lavorare e di interagire tra le risorse umane.

Le altre previsioni di Gartner sul tema sono ancora più interessanti, per esempio entro il 2022, un lavoratore su cinque impegnato in compiti prevalentemente non di routine si affiderebbe, secondo le previsioni, all’IA per svolgere la sua mansione. Mentre sui task di routine si danno per scontati i benefici dell’AI, ne arriveranno altri per gli ambiti in cui è richiesta invece una valutazione supplementare proprio grazie alla combinazione delle valutazioni uomo/macchina.

Un ambito importante tra quelli rivoluzionati dall’AI sarà il canale. I retailer utilizzeranno automazioni intelligenti di processo per ottimizzare attività intensive ancora appannaggio degli uomini con relativa riduzione del costo del lavoro.

Anche se non bisogna sottovalutare la preferenza dei clienti a interagire con le persone specialmente in alcuni ambiti commerciali, anche se non per tutte le fasi dell’acquisto. Piuttosto l’utilizzo dell’AI sarà virtuoso per offrire esperienze più ricche in fase di scelta.

Ritorniamo alle previsioni iniziali per evidenziare come mentre in alcune industries AI genererà opportunità di business, nel manufacturing, con l’automazione di processi porterà all’eliminazione di attriti e all’ottimizzazione delle supply chains e delle attività di go to market.

Sarà possibile risparmiare già nel 2021 fino a 6,2 miliardi di ore (per l’aumentata produttività della forza lavoro) per 2,9 mila miliardi di valore complessivi nel business totale. Saranno le convergenze tra app di AI e capacità umane a generare valore, nella misura in cui si sarà in grado di reinventare le modalità di lavoro piuttosto che semplicemente affidarsi alle potenzialità dell’AI nell’automatizzare operazioni ripetitive.